POS-Progetto Operatori di Strada

 PREVENZIONE AIDS

Operatori di Strada
Si chiama POS. Progetto Operatori di Strada. Promosso dal Ministero della Sanità. Sperimenta un modello di intervento per raggiungere TD e trasmettere abilità preventive, per ridurre i rischi e i danni
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«Avete mai visto un tossico sbattersi per procurarsi una siringa, dopo che ha acquistato la dose? Ha tanta voglia di farsi. Gira come un forsennato per la città alla ricerca di una farmacia. E corre in campagna se sono chiuse, come nel primo pomeriggio, o se il farmacista di turno rifiuta di darla quando non ha tutti i soldi (500 lire!). Appena fuori città, dietro le pietre di un trullo, in un campo incolto, si ritrovano facilmente le "spade" conservate dopo l’ultimo buco o abbandonate da qualcun’altro. La compulsione è talmente forte da non pensare ai rischi di una siringa sporca usata chissà quante volte o da chi. Alcuni ragazzi, ci spiega Giuseppe, operatore del POS, non se la procurano prima temendo di subire gravi noie se fermati dalle forze dell’ordine; altri lo fanno per scaramanzia, per abitudine o per rito».
Non siamo nella periferia degradata di una metropoli, ma a Santeramo, piccolo centro della Murgia barese. Fino a non molti anni fa umile paese di contadini e pastori, oggi fiorente capitale delle industrie Natuzzi, colosso mondiale dei divani.
I dati sono allarmanti: in proporzione rilevanti come quelli di una grande città. E’ nel territorio di Santeramo la punta di un fenomeno dalle dimensioni più vaste che abbraccia l’intero bacino della USL BA\3. Su una popolazione di appena 60.000 persone, nel distretto Santeramo-Cassano-Acquaviva, per il 1996 i dati ufficiali indicano 173 TD in carico al Ser.T. e 10 nuovi soggetti sieropositivi. La mortalità per Aids ha superato notevolmente quella per overdose. La dr. Tunzi, coordinatrice dell’unità periferica del POS operante a Santeramo, presentando i dati sottolinea che l’emergenza Aids va considerata prioritaria rispetto al fenomeno stesso tossicodipendenza.
Nel progetto, promosso dal Ministero della Sanità e coordinato dalla Sezione Screening HIV della USL 20 di Verona, sono coinvolte anche unità operanti nelle città di Cagliari Torino, Catanzaro, Pescara. Una prima versione del progetto è stata già realizzata nelle città di Verona, Parma e Napoli.
Gli operatori, selezionati e accuratamente formati dall’unità di Verona, sono otto giovani volontari che provengono da precedenti esperienze di impegno sociale. Si chiamano "operatori di prevenzione in strada" in quanto incontrano le persone tossicodipendenti nei loro luoghi di ritrovo, per strada, in piazza, al bar. E’ loro affidato il delicato compito di contattare quella consistente fascia di TD, in maggioranza giovani, neoassuntori che non sono in contatto con i centri di cura, Ser.T. e Comunità e cronici refrattari che si sono allontanati dai servizi. E’ il cosiddetto "sommerso", infatti, che non rientra nel computo ufficiale delle statistiche, a correre i maggiori rischi di contrarre gravi infezioni (Hiv, epatiti, ecc.) e di morire di overdose.
«Il primo approccio è importante, spiega Patrizia, soprattutto quando avviciniamo giovani che hanno iniziato a bucarsi da non molto tempo. I neofiti sperimentano solo gli effetti piacevoli della sostanza e non hanno assolutamente intenzione di smettere. Si avvicinano volentieri perché distribuiamo depliant e materiale di prevenzione. Il passo successivo è possibile compierlo perché presenta una bassa soglia di accettazione e non richiede impegni particolari da parte del TD. Cerchiamo di migliorare il livello informativo sulle modalità di trasmissione dei virus, mostriamo come disarmare e smaltire una siringa, come disinfettare gli strumenti iniettivi e quali operazioni a rischio evitare».
Per chi invece ha maturato una motivazione al cambiamento, gli operatori favoriscono l’accesso ai programmi di recupero, accompagnano i ragazzi alle strutture di diagnosi e cura, con le quali anche collaborano.
Pino, Antonella e gli altri colleghi non solo informano sui comportamenti pericolosi (incaute pratiche sessuali, scambio della siringa, preparazione e pareggiamento della dose) tentando di modificarli, ma forniscono attraverso un mini-corso di pronto soccorso l’abilità pratica per salvare un compagno in overdose. Gli operatori sono preparati per sostenere e offrire validi consigli alle persone sieropositive per affrontare correttamente la loro situazione sanitaria, psicologica e sociale. Forniscono indirizzi utili e indicazioni adeguate sul test Hiv, per farlo in modo gratuito ed in anonimato.
«Notevoli, fa notare Mariangela, i benefici che ne derivano per l’intera popolazione, maggiormente tutelata e informata. Gli amministratori locali, però, dice amareggiata, non sono stati in grado di rendersene conto, facendo mancare il consenso politico al progetto e bloccandone di fatto per alcuni mesi l’inizio».
«L’attività da strada dovrebbe diventare prassi istituzionale dei servizi pubblici, conclude il dr. Scuderi, responsabile del Ser.T. USL BA\3. Si opera purtroppo con vecchi modelli assistenziali che utilizzano schemi di reclutamento passivo degli utenti, ignorando che la probabilità di acquisire o trasmettere infezioni, morire di overdose è molto alta per una ampia fascia di persone».

Vittorio Dinielli







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