"SOFFOCARE IL NEONATO NELLA CULLA!"
Acquaviva delle Fonti. Elezioni comunali 2000.
Un epilogo degno delle migliori commedie tragiche.
4 candidati sindaci, 15 liste, quasi 300 candidati alla carica di consigliere comunale. Voglia di partecipazione e democrazia, si è detto. Si è tornato a votare per la seconda volta in anticipo a causa del fallimento delle due precedenti amministrazioni della cosiddetta sinistra. Due i principali schieramenti: l'uno capeggiato dal senatore Ferdinando Pappalardo (D.S.), l'altro capeggiato dal consigliere provinciale Francesco Pistilli (Forza Italia). Sulla carta si presentava come lo scontro del nano contro il gigante. Un consigliere provinciale di opposizione contro un senatore del maggior partito di governo dell'Italia, per non parlare della distanza dei contendenti sul piano professionale. Una sinistra in passato brava a vincere ma molto meno a governare, contro una destra esperta e salda finora solo nell'opposizione. E tanti volti nuovi. Eravamo in molti a sperare che questa fosse la volta buona per lasciarci alle spalle i pietosi, infantili, stomachevoli e moralmente inaccettabili spettacoli delle sedute del consiglio comunale trasmesse dalla locale emittente televisiva. Ed erano ancora più numerosi quanti auspicavano una nuova stagione amministrativa per la risoluzione di gravi e urgenti problemi della vita e dell'economia della città, Acquaviva dei sogni traditi. Ne hanno parlato stampa, televisione e radio: un caso nazionale. Il candidato di destra ha mancato per meno di cento voti la vittoria al primo turno. Una sconfitta per il senatore, che a stento ha raggiunto il 43%. La vittoria del candidato di destra al secondo turno è stata quasi plebiscitaria. Nulla di anomalo o di strano in una democrazia dell'alternanza, se non fosse per il fatto che i candidati consiglieri della sinistra hanno raggiunto invece il 51% delle preferenze al primo turno, ottenendo la maggioranza dei seggi. Anatra zoppa. Così il sindaco di Forza Italia eletto al ballottaggio si è trovato al "governo" contando sull'appoggio della minoranza dei consiglieri: 9 di destra che hanno vinto che elezioni contro gli 11 della sinistra che hanno appoggiato il senatore candidato sindaco sconfitto. Povera Acquaviva. Si sono appena concluse le elezioni ed è già diventata ingovernabile. Un pastrocchio! Le poche novità non sono incoraggianti. Sono stati eletti in consiglio comunale soliti volti noti del passato con due sole eccezioni. Diversi i trasformismi: c'è stato chi, per esempio, nella scorsa legislatura era stato eletto nella destra e questa volta lo è stato nella sinistra. E viceversa. Confusione ideale parecchia. E’ credibile forse che è stato anche per evitare che qualcuno degli eletti nella sinistra passasse di nuovo a destra che agli 11 consiglieri di sinistra eletti è stato chiesto di dimettersi. Eppure ero curioso di vederli all'opera all'opposizione questi "11 uomini tutti di un pezzo", sulla fedeltà dei quali qualcuno ha messo in gioco le proprie mani in un comizio in piazza. Undici uomini (stranamente mi risuona in mente il motivo dei pirati dell’isola del tesoro: 15 uomini, 15 uomini sulla cassa del morto...) dei quali qualcuno ha detto che non si sarebbero fatti allettare dal calciomercato della politica. Sulla scelta delle dimissioni ha influito molto una cattiva interpretazione sostenuta a lungo dagli avversari: con manifesti (il cui titolo era: LA LEGGE), volantini e comizi la destra sosteneva (e continua a farlo!) una interpretazione della legge elettorale secondo la quale assicuravano ai cittadini di ottenere comunque la maggioranza in consiglio comunale in caso di vittoria al ballottaggio. Così non è stato. Pur sapendo che si andava incontro ad uno stato di grave ingovernabilità, l'elettorato ha scelto il suo sindaco. Una laurea in legge forse rassicura sempre. Ma il neoeletto sindaco aveva già iniziato a fallare nell'interpretazione della legge ancor prima di prendere il potere. Abbiamo assistito così ad una ulteriore spaccatura radicale, che fa presagire la radicalizzazione dello scontro tra le fazioni e preavviso di una crescente litigiosità tra gli eletti, con la prospettiva di assistere a nuovi e più duri spettacoli di scontri davvero poco edificanti nelle pubbliche assemblee istituzionali. E' stato scelto un rimedio non meno doloroso del male. Coerentemente con quanto annunciato prima del voto di ballottaggio, gli undici hanno rassegnato le dimissioni, determinando lo scioglimento del consiglio comunale, impedendo l'insediamento del sindaco e portando il commissario prefettizio al governo di Acquaviva. Un'alternativa c'era. Con la sua richiesta di consultarsi con la base prima di decidere, il consigliere de I Democratici, Domenico Azzone (credo sia stato l'unico), condividendo i dubbi e le perplessità di molti sostenitori del movimento sulla gravità e sulle conseguenze che una simile decisione avrebbe comportato, ha di fatto prospettato la possibilità di un'azione di logoramento in seno al consiglio comunale. In fondo 11 su 20 sono comunque la maggioranza: si potevano bocciare tutti i provvedimenti che si volevano, oppure approvarli avendo il maggiore potere di controllo sull'operato del sindaco. Se coesi, avrebbero potuto gestire la strana situazione di equilibri tra poteri che si era determinata. Ma dovendo rispettare un impegno di fedeltà assunto con la coalizione, e forse anche perché i dubbi etici di uno solo contano poco di fronte agli interessi di molti, "obtorto collo" è stato costretto a piegarsi nel collare della necessità.
E mentre alcuni applaudivano al grido di "a morte Sansone con tutti i Filistei!", in una assemblea nella Sala 2000 era già decisa la sorte politica del neoeletto: "soffocare il neonato nella culla". Mi permetto di raccontarvi solo una curiosità, di cui la Sala 2000 è stata suo malgrado testimone e teatro. All'inizio degli anni '90 l'attuale candidato sindaco di destra era assessore socialdemocratico al comune di Acquaviva. Fu costretto a dimettersi, se ricordo bene, per non chiare vicende che portarono addirittura l'allora commissione parlamentare antimafia ad interessarsi della vicenda Acquaviva e ad indicarla nella sua relazione di visita in Puglia come Comune soggetto allo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. Qualcuno ricorda gli incontri in piazza e le denunce pubbliche alla presenza di Nando Dalla Chiesa e Alfredo Galasso? Per alcuni anni l'assessore dimesso del poi autosciolto consiglio comunale sparì dalla scena politica. Vi riappare nel '94 nella Sala 2000 appunto, come pubblico sostenitore della prima candidatura del prof. Pappalardo al senato. Una presenza e un sostegno che avevano l'aria di una riabilitazione politica e che suscitarono non poche perplessità in quanti erano stati protagonisti attivi di una stagione di lotta civile animata da una forte tensione etica, per il rinnovamento e la moralizzazione della vita politica. Qualcuno ricorda l'intervento di Antonio Amatulli in quell'occasione nella Sala 2000? A sei anni di distanza è almeno onestà intellettuale riconoscere che aveva ragione.
Nella visione di un poeta tragico greco qualcuno potrebbe considerare che la nemesi storica è compiuta.
Vittorio Dinielli
Sala 2000 - Intervento di Antonio Amatulli durante l'incontro di presentazione della candidatura al Senato del prof. Ferdinando Pappalardo. Acquaviva '94.

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