Ecco perché la Valutazione di Incidenza Ambientale
per l’abbattimento della quercia secolare di Via Bulach
a Santeramo in Colle (comparto n.11- Lotto B)
è poco credibile
Perno principale della relazione tecnica di Valutazione di Incidenza Ambientale è un’affermazione non supportata da prove documentali scientifiche, le uniche attendibili.
Il tecnico incaricato della relazione, infatti, afferma:
<<L’abbattimento della pianta di Cerro (Q. cerris L.) è un intervento necessario in quanto compromessa irreversibilmente dal fungo patogeno F. punctata>>.
La scelta linguistica, poco gradevole, di abbreviare il nome del parassita non è l’unica cosa a suonare strana in questa affermazione.
Una foto ad alta risoluzione della quercia di Via Bulach accompagna le domande di un’intervista tripla alla scoperta della “Fomitiporia punctata”, sulle modalità di diagnosi e cura e sulla reale necessità di abbattere le piante da essa attaccate.
Rispondono tre insigni docenti universitari, ordinari di patologia vegetale:
il Prof. ALESSANDRO RAGAZZI, dell’Università degli Studi di Firenze,
il Prof. GAETANO MAGNANO DI SAN LIO, dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria,
il Prof. SALVATORE FRISULLO, dell’Università degli Studi di Foggia,
che concordemente definiscono il fungo Fomitiporia punctata come “agente di carie bianca”, che invade generalmente la parte interna del legno, ma talvolta estende il suo attacco all’alburno, la parte viva del tessuto legnoso, e alla corteccia, provocando estese depressioni sull’asse del tronco e delle grosse branche, caratterizzata da carpofori (sinonimo di corpo fruttifero-basidioma) pluriennali, resupinati, di forma rotondeggiante o allungata.
Particolarmente studiato è il suo ciclo vitale sulla vite, sulla quale contribuisce, assieme ad altri funghi, a determinare una ben nota e dannosa malattia denominata “Esca”.
Per effetto della carie viene degradata la lignina, con conseguente perdita di resistenza alla compressione. Il residuo dell’attività degradativa è chiaro e soffice. Il processo degradativo è dovuto all’attività di enzimi ossidativi.
Ne può derivare instabilità della pianta o dei rami/branche; dipende dallo stato della pianta (se già debilitata o meno da altri fattori, per cui si riduce la sua capacità difensiva), dal livello di infezione, dalla aggressività (virulenza) del ceppo fungino che ha infettato, dal rallentamento del processo cariogeno dovuto a condizioni ambientali.
“Il fungo si diagnostica attraverso l’osservazione del corpo fruttifero che si manifesta in esterno. Ma attenzione a Fomitiporia mediterranea!”, sottolinea il prof. Ragazzi.
“Il problema è che non sempre si differenzia, per tutta una serie di fattori, nonostante che all’interno della pianta la colonizzazione possa essere estesa.
Attenzione a non confonderlo con il corpo fruttifero di Fomitiporia mediterranea: nel dubbio occorre procedere ad analisi biometriche e ad analisi molecolari dei tessuti legnosi che permettono di individuare il DNA del fungo.”
Circa le modalità di diagnosi, anche il prof. Frisullo afferma che “un buon patologo-micologo lo può identificare a vista, altrimenti la diagnosi si effettua solo in laboratorio mediante la diagnosi morfologica colturale o mediante la diagnosi molecolare”.
Il Prof. Magnano Di San Lio non sembra neppure prendere neppure in considerazione l’ipotesi di Fomitiporia punctata e inizia a parlarci, invece, direttamente di Fomitiporia mediterranea, “fungo basidiomicete, specie polifaga che può infettare diverse specie arboree sia spontanee che coltivate. La gamma degli ospiti di questo fungo, continua il professore, comprende tra gli altri vite, olivo, agrumi, nocciolo e gelso. F. mediterranea è agente di carie del legno e come altri agenti di carie attacca piante di una certa età. La penetrazione avviene attraverso ferite. Le infezioni sono croniche, durano anni. Infetta tronco e rami che hanno subito stress, es. danni da freddo, scottature da sole; si comporta da patogeno secondario o opportunista”.
E soprattutto, “non ravvisa la necessità di abbattere le piante attaccate da tale fungo”, sostiene, “poiché le infezioni di questo patogeno sono croniche e la pianta può sopravvivere a lungo anche in presenza di infezioni conclamate”.
Il laboratorio diretto dal prof. Magnano di San Lio presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria sta svolgendo ricerche specifiche su questo agente di carie, con particolare riferimento alle popolazioni presenti su agrumi e olivo e alla diagnosi molecolare.
Il professore, soprattutto, tiene a precisare che:
“Soltanto uno specialista può distinguere con esami specifici di tipo molecolare F. punctata da mediterranea. Quest’ultima è più comune negli ambienti mediterranei.”
Riguardo la presunta necessità di abbattere piante attaccate dal fungo il prof. Ragazzi spiega che:
“Innanzitutto si deve parlare di prevenzione. Infatti gli agenti di carie penetrano obbligatoriamente da ferite, anche le più piccole. Quindi si deve evitare assolutamente di ferire la pianta. Se le ferite sono traumatiche e scomposte è bene rifilarle e proteggere la superficie del taglio con una colla polivinilica addizionata con un farmaco della classe dei benzimidazolici.
Talvolta conviene eliminare il ramo ferito proteggendo poi il taglio come sopra.
Su piante di pregio, monumentali o di valore storico, si può procedere alla ripulitura della zona cariata, come si faceva un tempo, e talvolta ancor oggi, sugli olivi. L’operazione si chiamava e si chiama “slupatura”. Il termine evoca il lupo e i suoi temibili attacchi alle greggi.
Attenzione a non usare lo stesso strumento di taglio su una pianta infetta e poi su un’altra, poiché in tal modo si trasmette l’infezione. Lo strumento di taglio deve pertanto essere sterilizzato, semplicemente anche con il fuoco, oppure con ipoclorito di sodio.
Se le ferite sono da grandine, è bene irrorare la chioma con un prodotto a base di rame.
Se un ramo o una branca mostrano i corpi fruttiferi vanno eliminati. Altrettanto devono essere bruciati sul posto la segatura e i detriti legnosi.
Se esiste impossibilità alla eliminazione in posto, occorre mettere la segatura e i frammenti di legno in sacchi chiusi prima di spostarli.
Se il corpo fruttifero si presenta sul fusto la pianta va considerata persa, ciò può comunque non significare l’abbattimento immediato, dato
che il processo cariogeno è lento e che la pianta è capace di compartimentalizzare la zona infetta, isola cioè il microrganismo in nicchie di
tessuto, in base alla Teoria di Shigo”.
Il professore, a questo punto, aggiunge spontaneamente alcune sue considerazioni:
<< Per abbattere una pianta secolare deve essere presente una profonda ed estesa colonizzazione alla base della pianta, qualsiasi sia
l’entità infettiva implicata, pressoché interessante tutta la zona del colletto. Tanto estesa la colonizzazione da far supporre che il processo infettivo è iniziato molti e molti anni orsono.
Di conseguenza la chioma dovrebbe essere quasi completamente disseccata. Anche se è da non dimenticare l’effetto compartimentalizzazione che isolando il patogeno può comunque lasciare alcuni vasi funzionanti per cui la chioma viene in parte irrorata.
Le querce, nel nostro Paese, così come in altri, stanno morendo per la concomitante azione dello stress idrico e termico combinato all’azione di alcuni funghi patogeni, ma che niente hanno a vedere con gli agenti di carie.
Mi chiedo come sia stato possibile definire con certezza la presenza di Fomitiporia punctata, a meno che sulla parte nascosta della pianta mostrata in foto non siano presenti i corpi fruttiferi.
Tuttavia, anche in questo caso, la diagnosi fatta solamente attraverso l’osservazione del basidioma, può essere errata poiché nei Paesi dell’Europa meridionale le segnalazioni di F. punctata sono state tutte riviste e il patogeno osservato nelle varie situazioni è stato considerato essere Fomitiporia mediterranea, morfologicamente uguale a F. punctata.>>
Conclude il prof. Frisullo: “Il fungo non ha caratteri altamente patogeni, ma “può risultare patogeno se la vita della pianta è condizionata da altri fattori di STRESS di origine biotica e abiotica”. Inoltre, “nessuna pianta viene abbattuta se viene preventivamente curata”, dato che “le infezioni in atto sono curabilissime mediante la tecnica della Slupatura cioè intervenendo chirurgicamente eliminando la parte spugnosa fino a mettere in evidenza il legno vivo. Le ferite provocate si possono disinfettare e curare.”
Scherzosamente, infine, ho osato chiedere se le piante “irreversibilmente compromesse” dal fungo F. punctata si possano abbattere di giorno o se l’abbattimento debba necessariamente avvenire di notte.
Con altrettanta ironia ora sappiamo anche che: “La legna ottenuta dalle piante irreversibilmente compromesse dal patogeno servono per l’arrosto della carne di cavallo sia di giorno che di notte”.
CONSIDERAZIONI FINALI
La Quercia secolare di Via Bulach, come tutti sappiamo, è stata abbattuta.
E con essa ci è stata tolta la possibilità di confutare con esami di laboratorio la diagnosi.
Allo stesso tempo, rovescio della medaglia, neppure chi ha formulato tale responso ha sostenuto o potrà mai più addurre a puntello della propria tesi esami strumentali che possano con certezza scientifica escludere l’errore.
L’abbattimento e le modalità di esecuzione, inoltre, sono stati a dir poco discutibili e segnati da forti dubbi di legalità e da grandi perplessità.
Slupatura. Sarebbe bastata questa cura. Resecare la zona non molto estesa interessata da un fungo, non ben identificato scientificamente, avrebbe assicurato alla pianta un futuro ancora verdeggiante e duraturo.
Nessun riferimento è stato fatto nella relazione di V.I.A. a problemi, neppur paventati, di staticità e di stabilità della quercia che ne giustificassero l’abbattimento.
Il timore è che sorte simile possa toccare a molte altre querce di Puglia e alle piante monumentali che accidentalmente venissero a trovarsi in progetti di lottizzazione, anche se in aree destinate a verde o in giardini pubblici e boschi.
Si suggerisce e si auspica pertanto che venga realizzata una indagine epidemiologica per verificare effettivamente l’esistenza nel nostro territorio del micidiale fungo patogeno Fomitiporia punctata o forse, con maggiore successo, per escluderne la presenza.
La diagnosi, più o meno certa, di un fungo non è ragione sufficiente per l’abbattimento.
Una ultima considerazione è possibile formulare sulla dichiarata età della quercia.
Nella relazione viene affermato, sic et simpliciter, che nell’area “è presente come vegetazione arborea una pianta di Cerro di circa settant’anni di età”.
Anche se la pianta ormai è stata completamente distrutta, sarebbe tuttavia possibile determinarne verosimilmente l’età attraverso un metodo di comparazione dendrometrica.
Determinando infatti l’età di un’altra quercia di cerro simile, dalla circonferenza del tronco abbondantemente superiore ai due metri, con le radici piantate nella viva roccia della Murgia, si potrebbe avere ragione anche dell’età, spostando di molto in avanti il computo degli anni.
E’ emerso dalle interviste che per diagnosticare a vista un attacco di Fomitiporia punctata occorre, se non altro, l’occhio esperto di un micologo-patologo.
Lasciamo agli specialisti la valutazione riguardo le competenze professionali del biologo, tecnico di parte incaricato per la relazione sulla Valutazione di Incidenza Ambientale, anche se sono in molti già a domandarsi se la sua credibilità possa considerarsi, a questo punto,
“irreversibilmente compromessa”.
Vittorio Dinielli
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