Sono in pochi, ormai, ad avere memoria storica diretta degli avvenimenti di quegli anni. E nulla ancora si insegna a riguardo nelle aule scolastiche.
Resta, almeno, l’uso in diversi comuni lucani e pugliesi di un curioso toponimo che a lungo ha celato l’ansia e l’angoscia materializzatesi 50 anni fa nella nostra terra con la minaccia dello sterminio nucleare: “il campo dei missili”.
Il 10 agosto 1959 ebbe ufficialmente inizio l’operazione di schieramento dei missili Jupiter, denominata in codice “Deep Rock”, allo scopo di contrastare la crescente potenza sovietica che già nell’ottobre 1957 aveva portato in orbita lo Sputnik, generando negli Stati Uniti uno stato di profondo shock, dimostrando di essere in grado di colpire con missili anche il suolo americano, fino ad allora immune da pericoli diretti di questo tipo.
Schierare in Italia missili a medio raggio IRBM (Intermediate Range Ballistic Missile) dotati di testata nucleare, capaci di colpire obiettivi lontani 3000 Km, era la risposta: una minaccia anch’essa diretta e concreta per Mosca.
Trenta missili Jupiter, su dieci basi di lancio. Ogni base aveva la forma di un triangolo equilatero, con gli angoli arrotondati. Tre missili per base, uno per ogni angolo del triangolo. Una potenza atomica di 1,45 megatoni a testata. Un cilindro del diametro di3 metri e lungo 17,6 metri più la testata. Un missile capace di colpire l’obiettivo dopo solo 20 minuti da lancio, con un errore approssimativo di tre km dal bersaglio.
Per ogni missile un’antenna parafulmine di trenta metri, e un’antenna-ponte radio per base.
Al centro della base dietro ad un alto muro ed un terrapieno paraschegge si trovava il carro comando, necessario per effettuare il conto alla rovescia per il lancio dei missili. Accanto ai missili i carri cisterna per il rifornimento del propellente: cherosene ed ossigeno liquido.
Le testate nucleari erano installate stabilmente sui missili e un sistema a doppia chiave avrebbe comandato il lancio. In ogni base personale italiano e americano.
Pronti al lancio in 15 minuti.
Nella base di Gioia del Colle il coordinamento. Le altre basi dislocate a Mottola, Laterza, Acquaviva, Casal Sabini, Altamura, Gravina, Spinazzola, Irsina e Matera.
Molte le vicende riportate dagli storici durante gli anni dell’ingombrante presenza dei missili sulla murgia: dai numerosi incidenti occorsi al personale e ai vettori stessi, fino all’arrivo di un mig spia bulgaro precipitato nelle campagne di Acquaviva in prossimità, appunto, del campo dei missili.
I missili di ottobre
Nell’ottobre del ’62 Stati Uniti ed Unione Sovietica furono ad un passo dal conflitto nucleare.
Lo schieramento di missili sovietici a Cuba spinse l’amministrazione Kennedy ad attuare il blocco navale dell’isola.
Dopo un susseguirsi di negoziati, la notte del 27 ottobre un accordo segreto: gli Stati Uniti garantirono lo smantellamento dei propri missili Jupiter dalla Turchia e di quelli dislocati in Puglia in cambio della rimozione di quelli sovietici da Cuba. Fu quell’accordo segreto e non la promessa di Kennedy a Cruščëv di non invadere l’isola a convincere il leader sovietico a dichiarare il 28 ottobre l’intenzione di disinstallare gli Ss-4 e gli Ss-5 da Cuba, ponendo fine alla fase più drammatica del confronto.
I missili Jupiter sulla murgia resero l’Italia un possibile bersaglio nell’eventuale rappresaglia sovietica nel caso di attacco americano a Cuba.
Nel gennaio del ’63 venne deliberato lo smantellamento delle basi Jupiter in Italia.
A testimonianza di questa storia resta oggi solo una strana forma geometrica stampata dieci volte in maniera uguale nel terreno, la cui vista aerofotogrammetrica catturata dall’occhio elettronico dei satelliti è resa facilmente accessibile attraverso i moderni sistemi telematici.
Viste da Google Earth le basi missilistiche dismesse appaiono come arcane forme, vagamente paragonabili ai misteriosi cerchi nel grano o alle enigmatiche figure di Nazca: oggi sembrano solo dei triangoli sulla murgia.
Vittorio Dinielli
coordinate geografiche delle basi missilistiche
Jupiter :
Gravina N 40°45’29.64” E 16°22’59.54”
Spinazzola N 40°57’36.56” E 16°11’00.13”
Irsina N 40°42’05.47” E 16°08’32.86”
Matera-Montescaglioso N 40°35’12.26” E 16°35’45.59”
Mottola N 40°40’31.79” E 17°06’12.92”
Laterza N 40°35’48.46” E 16°51’35.45”
Gioia del Colle N 40°44’33.78” E 16°56’10.15”
Altamura – Murgia Ceraso N 40°58’02.48” E 16°30’33.78”
Casal Sabini N 40°48’40.14” E 16°38’11.36”
Acquaviva delle Fonti N 40°55’20.63” E 16°48’34.19”
Bibliografia:
L. Nuti, La sfida nucleare. Il Mulino
L. Nuti, Gli Stati Uniti e l’apertura a sinistra. Ed. Laterza
D. Sorrenti, L’Italia nella Guerra Fredda. Edizioni associate
La Murgia nella Guerra Fredda. Torre di nebbia
Diario di Jupiter. Torre di nebbia






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