Ogni volta che lo vedo, ormai credo da diversi anni, immobile pur nel suo equilibrio precario, torno a chiedermi la natura e il significato di questo grande tubo scaricato sul ciglio della strada come un cane abbandonato: è forse una scultura concettuale postmoderna? Un innovativo modello di arredo urbano in arte povera? Un monumento all’ingegno e alle arti idrauliche? E’ stato collocato in quella posizione per poter ammirare in prospettiva il nulla o il vuoto profondo che c’è dopo?
Quel tubo, a pensarci bene, ha un potere evocativo davvero forte: come non ricordare le storiche e simboliche immagini del colonnello Gheddafi inginocchiato a pregare all’interno di un tubo simile, quando negli anni ’80, dopo i bombardamenti americani, il rais tentava di ricomparire sulla scena come un sovrano illuminato, alla ricerca della riabilitazione e del consenso politico internazionale, inaugurando la costruzione del più grande acquedotto del mondo?
Sono molti i bambini (per la verità anche qualcuno che fanciullo non è più) che spesso si divertono ad entrare nel tubo di Via San Giuseppe Calasanzio 28 e a farsi fotografare. Il periodo più gettonato per le foto-ricordo all’interno del tubo è stato nei giorni dell’intensa nevicata dello scorso inverno. Entrare nel tubo è diventato un gioco nuovo, insolito e a costo zero, ma seriamente rischioso e gravemente pericoloso: chi dovesse infatti sporgersi troppo dal tubo, o scivolare, rischia realmente di cadere e di sfracellarsi al suolo dopo un volo di almeno tre metri!!!
Ma forse il tubo sarà stato appositamente messo in quella posizione per rendere il gioco più attrattivo dato appunto il brivido del rischio?!
Gli incauti progettisti o esecutori di tale opera, perlomeno, potevano affiggere un cartello: giocare con prudenza. Pericolo caduta bambini!
I più informati mi dicono che in realtà non si tratta di una bizzarra installazione artistica, ma di un reale elemento della condotta idrica dimenticato dopo i lavori di costruzione del tronco di fogna delle acque bianche e soprattutto che a dispetto dell’aspetto povero del calcestruzzo compresso il tubo avrebbe un valore altissimo: ben 500.000 euro. A tanto, circa, ammonterebbe la multa inflitta al Comune di Santeramo per presunte irregolarità nello svolgimento della gara di aggiudicazione dell’appalto per i lavori della fogna bianca. Il tentativo di
fare luce su tale vicenda fallì miseramente con la proposta di costituire una commissione consiliare di inchiesta, approdata nel nulla con lo scioglimento del consiglio comunale.
Magari la nuova amministrazione comunale potrebbe compiere un’operazione di trasparenza e fornire alla cittadinanza notizie e dati certi sull’intera vicenda.
Non ci resta, intanto, che chiedere lumi ai numerosi critici dell’arte per aiutarci a capire il senso e il messaggio di questo tubo.
Tutto sommato non è un’opera esteticamente cattiva. E riempie tanto vuoto. Una mano di colore e qualche motivo decorativo non starebbero male.
Vittorio Dinielli

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