PER
UNA BIBLIOTECA COMUNALE
PUBBLICA
A
SANTERAMO IN COLLE
AVVERTENZA
Le pagine di questo quaderno non hanno finalità
polemiche, ma intendono offrirsi quale contributo
alla riflessione sul bene comune e stimolo agli
amministratori pubblici affinché, non sottraendosi
al confronto e allo scambio di idee, possano sentire
alleviata la solitudine della loro generosa fatica.
“Leggere è protestare contro le ingiustizie
della vita, così come scrivere”.
(Mario Vargas Llosa)
Una biblioteca per una città
“Che cosa è una città?
È il luogo dove ciascuno ha una casa per amare, una scuola per pensare, un’officina per lavorare, un ospedale per guarire, una chiesa per pregare e giardini perché i bambini possano giocare e respirare”.
Con queste semplici parole Giorgio La Pira tratteggia un vero e proprio progetto politico, disegna una città ideale, individua gli elementi portanti di una società e traccia la strada per costruire la città dell’uomo a misura d’uomo.
Nell’Italia liberata e povera, eletto alla Costituente, La Pira impegna la sua preparazione giuridica e filosofica nel progettare le architetture essenziali del nuovo Stato democratico italiano. Diventa poi primo cittadino di Firenze, ruolo che interpreta con un senso del reale e del concreto che lo porta a vivere con affetto genuino e rispettoso le vicende della povera gente senza classe e senza storia, a vivere in prima persona i problemi di chi non ha casa, pane, lavoro, di chi vive l’esclusione ed è privo di assistenza.
Alla luce di tale definizione di città, sorge spontaneo chiedersi se, per caso, il luogo in cui viviamo è una città governata con criteri che si ispirano ad una visione così elevata, ad una tensione di miglioramento continuo, ad un disegno di governo finalizzato al soddisfacimento dei bisogni della persona, del cittadino, ad una umana e razionale organizzazione del vivere sociale.
Evitando le facili polemiche che si possono imbastire riguardo spazi pubblici inaugurati ma perennemente chiusi, sui giardini nei quali i bambini possano giocare e respirare, occorre premettere e sottolineare che un trattato a parte meritano ed avranno, per la gravità delle questioni, argomenti quali il lavoro e la sanità, l’officina per lavorare e l’ospedale per guarire.
Se, dunque, si escludono problemi riguardanti l’igiene pubblica, raccolta rifiuti, sicurezza urbana, viabilità e si ignorano stagionali problemi di organizzazione legati a imprevedibili manifestazioni climatiche, ad esempio di pioggia abbondante o di intense nevicate, che sembrano a volte rendere la città governata dagli eventi atmosferici, cosa potrebbe rendere questa comunità migliore di quello che è?
Non sempre le risposte sono difficili o bisogna inevitabilmente andare a cercarle lontano, nelle profondità dei capitoli di bilancio; forse basterebbe iniziare con poco, con cose semplici, con qualcosa in fondo che in passato già c’era e di cui da anni si avverte la mancanza: una semplice biblioteca comunale.
Santeramo bellissima. Sarà davvero una città più bella quando Santeramo avrà una biblioteca comunale.
Cenni storici
Sul sito internet ufficiale del Comune di Santeramo è ancora possibile consultare i giorni e gli orari di apertura della biblioteca comunale. Peccato in realtà che tale comunicazione istituzionale non corrisponda al vero. Sono ormai passati diversi anni da quando l’accesso e la fruizione di un servizio minino ed elementare di promozione culturale è stato reso indisponibile alla cittadinanza.
Sempre virtualmente il sito ci informa che in biblioteca è possibile trovare quotidiani quali Corriere della sera, Il Giornale, Repubblica, Il Sole 24 ore, periodici sui più vari argomenti, ambiente, arte, attualità, biblioteconomia, commercio, cronaca e storia locale, lavoro, musica, scienze, sport e motori, turismo e viaggi, volontariato, periodici locali, ed un numero di volumi costituito da 8000 libri per adulti e 5000 libri per ragazzi.
Giorni, Orari per il Pubblico: dal Lunedì al Venerdì dalle 09.00 alle 12.30; il Martedì dalle 14.30 alle 17.00.
In Piazza Di Vagno, ben specificando tra parentesi l’ubicazione: ex Enal, un edificio che fa bella mostra di sé in una zona oggi centralissima della città, evidenziando linee pulite e funzionali, con connotati tipici dell’architettura del ventennio del secolo scorso. Una struttura ben rappresentativa dello stile fascista.
L’unica cosa che mi appare oscura in questa presentazione è il significato della sigla ENAL. Per il resto, dell’esistenza, almeno virtuale, di questa biblioteca siamo tutti contenti.
In realtà la biblioteca comunale esisteva realmente prima che venisse virtualmente trasferita presso la struttura dell’ex ENAL.
Intitolata a Giovanni Colonna, sicuramente per onorarne il lascito e la donazione del primo fondo librario, ha avuto negli anni diverse ubicazioni, dal palazzo marchesale alle sede di Corso Italia 21.
Già in funzione nei primi anni ’70, era stata concepita nell’animo di persona ispirata col sogno di un ampio giardino che, legato alla biblioteca, favorisse l’aggregazione e la socializzazione anche attraverso passeggiate.
Sono in molti a ricordare con nostalgia quando il servizio era utilizzabile e la simpatia degli operatori che negli anni si sono spesi per il suo buon funzionamento.
Chi volesse farsi un’idea del patrimonio librario che la biblioteca comunale di Santeramo custodiva e rendeva disponibile, può consultare l’Anagrafe Biblioteche Italiane, a cura dell’Istituto centrale per il Catalogo Unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche, nella quale la biblioteca Giovanni Colonna è classificata con il codice SBN BA138 e con il codice ISIL IT-BA0118: oltre ai 10.000 volumi dei quali siamo già a conoscenza tramite il sito del Comune, vengono indicati presenti un volume in edizione del ‘700 e duecento volumi dell’800.
Volendo poi spulciare i titoli delle opere presenti, è possibile consultare il servizio ricerca testi OPAC (Online Public Access Catalogue) Terra di Bari che, per l’interrogazione “Ricerca: Autore = * (parole in AND) AND Biblioteca = BA0118” restituisce come risultato 2180 testi.
Una consistenza numerica che andrebbe decisamente arricchita, incrementando il numero di volumi a disposizione.
Sarebbe interessante conoscere a tal riguardo, a fronte delle considerevoli cifre messe in campo per il contenitore, quanto ha speso il comune di Santeramo per l’acquisto di libri negli ultimi dieci anni e quale programmazione di acquisti è stata effettuata per il prossimo futuro.
La biblioteca comunale è un bene comune da difendere e valorizzare non solo se contiene moltissimi libri o stampe antiche, ma soprattutto per il valore sociale che costituisce di per sé.
La storia di questo bene pubblico, paradossalmente, sembra aver fine in concomitanza dell’avvio di progetti di riqualificazione. Ma si tratta solo di una coincidenza temporale. In realtà, a mio parere, sembra mancata la volontà politica di impegnare risorse umane ed economiche a questo scopo, di garantire un servizio minimo e sembra venuta meno o sottostimata e svalutata l’importanza di un simile spazio di promozione culturale comune e pubblico.
Breve cronologia
22/05/2009. Mezzi di informazione locali titolano:
“Finanziato progetto biblioteca”. Citando come fonte l’ufficio stampa del Comune di Santeramo, viene diffusa la notizia ufficiale: dalla Regione Puglia € 104.357,56 per il progetto “Biblioteca comunale Giovanni Colonna”. Il progetto, riporta l’articolo, “Andrà ad ammodernare in maniera incisiva l’obsoleta biblioteca comunale che non risponde più alle norme di sicurezza previste dalla legge né alle nuove esigenze dell’utenza, oltre ad essere carente negli arredi”. “La parte più rilevante del progetto consisterà nella fase di schedatura informatizzata dei volumi; successivamente si procederà alla creazione di strumenti di consultazione informatizzati e all’immissione nel catalogo nel polo bibliotecario provinciale e nazionale”. “Previsto pure l’acquisto di 14 scaffali, 3 scrivanie, 4 tavoli, 20 sedie per la consultazione e il posizionamento di segnaletiche di orientamento per l’utenza. Infine, il progetto prevede la realizzazione di una moderna sala conferenze, dotata di videoproiettore, pannello autoportante per proiezioni e impianto di gestione audio-video”.
13/11/2009. “Con determinazione n. 354 del 14 ottobre 2009 viene indetta gara per l’affidamento del servizio di trasferimento, catalogazione, schedatura informatizzata e l’immissione in rete nel catalogo nazionale del patrimonio librario della biblioteca comunale Giovanni Colonna”. La somma a base d’asta è di € 56.000,00.
08/02/2010. La riqualificazione dell’archivio storico comunale e della biblioteca comunale nelle mani della ditta C.N.I. “Sarà una vera e propria spolverata tra i documenti e il materiale librario del comune, intervento che interesserà l’archivio storico comunale e la biblioteca comunale Giovanni Colonna”. “Il comune ci fa sapere che in questo momento sono in fase avanzata le procedure burocratiche per la stipula dei contratti, fase preliminare che, se espletata, potrebbe veder partire i due progetti già entro il corrente mese di febbraio. L’ammontare totale del progetto è di 89.000,00 euro più iva (€ 34.000,00 per l’archivio. € 55.000,00 per la biblioteca)”.
“Il progetto di riqualificazione della biblioteca comunale è finalizzato al trasferimento della sede da Corso Italia ai rinnovati locali dell’ex Enal, come pure alla catalogazione, schedatura informatizzata e immissione in rete del patrimonio librario cittadino in seno al catalogo librario nazionale. La nostra città, quindi, si appresta ad avere una biblioteca moderna per diventare punto di riferimento culturale molto importante nei locali dell’ex Enal per il cui arredo sono in arrivo dai finanziamenti della Città murgiana ben 450 mila euro”.
26/03/2010. Biblioteca fuori uso. “Momentaneamente sarà impossibile fruire dei libri comunali per permettere la loro risistemazione e catalogazione. Si sono completate le operazioni di trasferimento della biblioteca comunale dalla ex sede ubicata al primo piano dello stabile in Corso Italia 21 alla nuova sede presso l’ex-Enal in Piazza Di Vagno.
Prima di ritornare ad essere fruibile, la biblioteca sarà riqualificata grazie ad un mirato progetto dell’importo originario di 55 mila euro, che prevede la catalogazione, schedatura informatizzata e immissione in rete del patrimonio librario cittadino in seno al catalogo librario nazionale.
La ristrutturazione dell’ex Enal, quindi, anche in virtù dell’arredo finanziato dall’Area Vasta - Città Murgiana per un importo di 450 mila euro, si appresta a diventare il grande polo di attrazione culturale dell’intera Città.
Per queste ragioni la biblioteca comunale è momentaneamente fuori uso. Lo stabile di Corso Italia, invece, sta per essere convertito a centro polivalente per anziani”.
06/05/2011. Dovuti chiarimenti sulle opere finanziate dalla Provincia. L’assessore provinciale Vito Giampetruzzi tra le altre cose dichiara: <<Da assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Santeramo, ho ereditato i progetti dell’ex Enal, Palazzo Marchesale, della fogna bianca e anche dei nuovi uffici comunali. Però è necessario precisare che alcuni di questi progetti, così come tanti altri, trovano ragion d’essere già con l’Amministrazione guidata da Michele Digregorio.
(...) Con riferimento agli interventi per ex Enal, Palazzo Marchesale e nuovi uffici, chi scrive si è adoperato per renderli il più possibile funzionali, ed in particolare, spiace sottolinearlo, in condizione da poter essere effettivamente fruibili visto che i predetti progetti, così come modificati dalla passata Giunta di centro-sinistra, non prevedevano gli arredi e le attrezzature.
Il progetto relativo all’ex Enal, stravolto dall’amministrazione di centro-sinistra rispetto a quello originario predisposto, finanziato ed appaltato dalla giunta Michele Digregorio, è finito per diventare un “contenitore vuoto”. Orbene lì verrà ubicata la Biblioteca Comunale, una sala lettura e una sala conferenza, così che il progetto predisposto dal centro-sinistra non prevedeva l’acquisto proprio degli arredi. L’amministrazione comunale non più in carica, si è prodigata a reperire dei nuovi fondi attraverso il Piano Strategico della “Città Murgiana”, proprio per l’acquisto degli arredi e , quindi, poterlo rendere fruibile dall’intera comunità>>.
23/10/2012. Svolto domenica il secondo incontro del Sindaco con i cittadini. Tra le altre notizie si legge: <<Casone ha poi parlato del completamento delle procedure di collaudo per la struttura del Centro Polivalente per gli Anziani (che verranno trasportati al centro in appositi autobus) che sorgerà nel complesso dell’ex biblioteca comunale e che con buona probabilità dovrebbe divenire attiva e funzionante entro la fine del 2012>>.
Gli amministratori mostrano poi di non avere un progetto preciso e di essere in disaccordo tra di loro quando un cittadino pone una domanda. Nella notizia si può infatti leggere <<Grazie all’intervento di Fabrizio Labarile della Casartigiani il Sindaco ha poi parlato della biblioteca comunale. D’Ambrosio ha ricordato che tutti i libri sono contenuti nell’ex Enal, struttura attualmente inagibile per via di alcune infiltrazioni d’acqua. In merito a questa struttura il sindaco ha esposto la propria volontà di farne un “centro giovanile”. Volontà, questa, che trova invece il disaccordo del vicesindaco così come detto pubblicamente da D’Ambrosio.
Laddove la proposta di fare dell’ex Enal un centro giovanile passasse, il Sindaco opterebbe per spostare la Biblioteca nei pressi dell’ex Convento dei Padri riformati, utilizzando gli spazi posti al primo piano della struttura>>.
31/12/2012. Sintetica relazione sullo stato dei lavori pubblici al 31 dicembre 2012. Nota del vicesindaco e assessore ai lavori pubblici Vincenzo Casone.
Al primo punto si legge: <<Ex Enal: sono stati risolti i fenomeni infiltrativi di acqua provenienti dalla rete pubblica che avevano interessato i locali siti nel piano interrato.
A breve si provvederà ad eseguire gli interventi di ripristino per poter rendere del tutto agibile la struttura.
Si è provveduto ad affidare la fornitura degli arredi e quindi siamo pronti a consegnare alla città questo splendido manufatto e farne o la nuova biblioteca comunale o un centro giovanile... ma questo sarebbe giusto farlo decidere ai santermani con un concorso di idee.
Mi spiace ancor oggi rilevare che continuano incessantemente gli atti di vandalismo e i furti: sono stati trafugati dal tetto sia i pluviali in rame che le lastre di copertura, ma stiamo già provvedendo alla sostituzione>>.
31/12/2012. Comune di Santeramo in Colle.
Determinazione n. 452. n.1394 reg. gen. Impegno di spesa per lavori urgenti di manutenzione straordinaria immobile ex Enal destinato a biblioteca comunale ed ubicato in Piazza Di Vagno. Importo complessivo di € 25.000,00.
La determina riguarda lavori urgenti di manutenzione straordinaria al fine della sistemazione e sostituzione:
a. delle strutture murarie ed impiantistiche posizionate a contatto col terrapieno danneggiate dalle infiltrazioni dovute ad una perdita di acqua del tronco principale della condotta idrica di proprietà dell’AQP;
b. del gruppo pompe antincendio, installate nell’immobile, non corrispondenti a quello richiesto e previsto dal progetto;
c. installazione dei pluviali in rame e di parte delle lastre della copertura anch’essi in rame della sala conferenze, trafugati da ignoti.
18/01/2013. Comune di Santeramo in Colle.
Determinazione n.11 n.87 reg. gen. Progetto per arredo dell’edificio ex Enal da adire a centro culturale polivalente.
POR FESR Puglia 2007-2013 asse IV - linea di intervento 4.2.
- Importo € 450.000,00.
09/04/2013. Viene protocollata al Comune la petizione popolare con oltre 900 firme per sollecitare la riapertura della Biblioteca Comunale.
E’ la testimonianza dell’interesse collettivo e della diffusa attesa per la riapertura.
30/06/2014. Deliberazione della Giunta Comunale n. 78.
Atto di indirizzo, presentato dal Sindaco ed approvato dalla Giunta comunale.
Riguarda l’affidamento della gestione della biblioteca comunale, con annesso caffèbook, del centro culturale e del parco giochi, ubicata in Piazza Di Vagno. N.1.
L’atto, allegato in copia in appendice, palesa la volontà e concretizza di fatto l’intenzione di procedere verso la esternalizzazione del servizio pubblico, tramite un appalto al ribasso su una base di gara di 24.000,00 euro di rimborso spese forfettario annuo, per una durata di tre anni, garantendo l’apertura al pubblico della biblioteca per sei ore al giorno per 250 giorni l’anno.
14/11/2014. Discussione e approvazione in consiglio comunale dell’atto di indirizzo del sindaco e della giunta.
Considerazioni
Evitando di addentrarsi in una sterile discussione ideologica riguardo la gestione pubblica o privata della biblioteca comunale, sulla opportunità e convenienza, sulla presunta reale necessità di far gestire a privati, a scopo di lucro o meno una struttura già destinataria di ingenti finanziamenti pubblici, o chiedersi quale concezione di libera attività di impresa sia alla base di alcuni indirizzi politici, è inevitabile una riflessione su cosa dovrebbe essere e quale ruolo dovrebbe svolgere una biblioteca comunale all’interno della società.
Una buona biblioteca è un’opportunità che spetta ad ogni cittadino. Avere una biblioteca pubblica nella città è rivendicare un diritto di piena cittadinanza in una società democratica. Poterla frequentare e utilizzarne liberamente gli spazi significa avere un punto di “riferimento che rende concrete, presenti, vitali alcune dimensioni fondamentali dell’essere e del sentirsi cittadini: le pari opportunità d’accesso alla conoscenza, alla cultura e all’informazione come presupposti per l’eguaglianza fra individui, come strumenti per la realizzazione delle aspirazioni personali, per la partecipazione alla vita politica, economica e sociale”.
Sono principi fondamentali della nostra Costituzione. Semplicemente basterebbe solamente ribadire che la biblioteca pubblica svolge un ruolo sociale.
Per questo le biblioteche sono importanti e trovano sostenitori consapevoli anche fra “i non addetti ai lavori”.
Nessuno oggi può più concepire una biblioteca come un luogo dove si va soltanto a prendere un libro o a studiare.
La biblioteca pubblica ha la caratteristica specifica di raccogliere e rendere disponibile l’informazione locale. E’ la memoria del passato, conserva e garantisce l’accesso alle testimonianze della cultura, delle tradizioni locali, della storia della comunità e degli individui. Conserva le pubblicazioni locali, le tesi di laurea e tutti quei documenti che non sono diffusi attraverso i normali canali commerciali: cataloghi, dispense, opuscoli informativi di feste e manifestazioni, audiovisivi, cartoline, foto, biografie ed opere degli artisti locali...
La biblioteca pubblica è la memoria del suo territorio.
La biblioteca è un luogo pubblico d’incontro e partecipazione, un luogo di aggregazione immediatamente fruibile, in cui è possibile entrare in contatto con gli altri membri della comunità. La biblioteca è un luogo “social” per eccellenza. Spesso sono gli stessi utenti a contribuire volontariamente al buon funzionamento della struttura. Gli “amici della biblioteca” ed i gruppi di lettura spesso sono gli animatori di attività culturali oltre che volontari disponibili a svolgere attività di supporto della biblioteca, aiutando il personale a riordinare i libri, accogliere l’utenza, prolungare l’orario di apertura. Sempre interessanti sono le discussioni intavolate dai gruppi di lettura, la cui partecipazione è libera e aperta a tutti nelle biblioteche: è il desiderio di condividere le proprie letture. Una nobile forma di cooperazione, che manifesta la “voglia di comunità”, tipica dell’associazionismo culturale. E’ qui che si confrontano le idee e si formano le opinioni. <<La natura intrinsecamente pubblica della biblioteca contribuisce in modo sostanziale allo sviluppo del pensiero critico e del pluralismo delle idee in una società libera, alla formazione di un cittadino informato, consapevole e responsabile delle proprie scelte, alla individuazione e formulazione degli argomenti utilizzati nel ragionamento pubblico. Altre due caratteristiche costitutive della biblioteca pubblica riguardano l’eguaglianza e la neutralità. I suoi servizi sono offerti a chiunque sulla base di un principio di equità e le biblioteche, in quanto luoghi pubblici della comunità, favoriscono l’interazione di persone che appartengono a livelli sociali differenti, contrastando la tendenza alla restrizione dei rapporti sociali e del dialogo che caratterizza la società contemporanea. Le biblioteche creano un ambiente favorevole all’esercizio del confronto nella misura in cui sono in grado di mantenersi libere da condizionamenti, da pregiudizi ideologici: luoghi neutrali, equidistanti dalle parti in gioco e indipendenti da esse, a garanzia del rispetto dovuto a qualsiasi posizione ideologica, politica e religiosa, ma pronti a difendere i presupposti di tale neutralità, che rimandano alla natura pubblica e alla sua missione di rendere liberamente accessibile ogni genere di conoscenza e informazione senza limitazioni, distinzioni o censure>>.
La biblioteca è un luogo di apprendimento continuo per tutte le età. E’ il luogo che aiuta a diventare lettori. La biblioteca pubblica ha il compito di promuovere la lettura. E’ il luogo di “pubblica lettura”. Per questo mette a disposizione dei cittadini i testi pubblicati sotto forma di libri, riviste e documenti elettronici, rendendoli disponibili mediante la consultazione in sede, attraverso sistemi online, il prestito a domicilio ed il prestito interbibliotecario. Promuove il contatto con i libri nei bambini sin dalla più tenera età, offrendo anche ai bambini l’opportunità di provare il piacere della lettura. La biblioteca è il luogo che aiuta a diventare lettori.
La biblioteca è pubblica, cioè è tua, è per te.
<<Le biblioteche, come i musei e gli altri istituti di cultura, sono finanziate dalla collettività perché da esse si attendono benefici sociali. In particolare dalla diffusione della cultura e dall’accesso alla conoscenza dipendono la formazione dei cittadini e la partecipazione attiva alla società democratica.
La biblioteca pubblica appartiene di diritto al sistema del welfare, cioè a quel complesso di servizi, apparati e prestazioni che concorrono a favorire il pieno godimento delle prerogative e dei diritti individuali e a migliorare la qualità della vita e il livello di coesione della comunità. Nel caso specifico, introducono al godimento dei beni del sapere e della cultura. Secondo la teoria economica una biblioteca può essere considerata “bene meritorio”, ovvero un bene a cui la collettività nel suo complesso attribuisce un particolare valore sociale perché suscettibile di contribuire al progresso morale e al miglioramento delle condizioni di vita delle persone, anche se di questa utilità non tutti gli individui possono essere pienamente consci.
La gratuità dell’accesso ai servizi bibliotecari è prevista espressamente mal Manifesto Unesco per la biblioteca pubblica. Tale principio è stato introdotto anche nella normativa italiana dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, che all’art. 103.2 recita: “L’accesso alle biblioteche e agli archivi pubblici per finalità di lettura, studio e ricerca è gratuito”.
Per realizzare pienamente le sue funzioni la biblioteca pubblica deve essere finanziata dalle autorità locali e disporre di risorse adeguate non solo nel momento in cui viene istituita ma in maniera continuativa, per garantire e sviluppare servizi
che soddisfino le esigenze della comunità>>.
Pratiche di inciviltà urbana e teoria del vetro rotto:
un appello ed un chiaro invito a ripulire l’ex Enal dai graffiti
Partendo da constatazioni di senso comune, la teoria sociologica delle finestre rotte formula la concezione secondo la quale investendo risorse umane e finanziarie nella cura dell’esistente e nel rispetto della civile convivenza si ottengono migliori risultati rispetto all’uso delle misure repressive. Trascurando al contrario l’ambiente urbano, la sua tutela e il suo decoro, si trasmettono segnali di disinteresse, noncuranza, deterioramento, si induce nella comunità un senso di abbandono, di mancata attenzione da parte dell’autorità, destinato a facilitare comportamenti devianti. L’esistenza di una finestra rotta ad esempio (da cui deriva il nome della teoria) potrebbe generare fenomeni di emulazione, portando qualcun altro a rompere un lampione o un idrante, avviando così una spirale di degrado urbano e sociale. Il degrado sembra auto-generarsi e propagarsi: una escalation che si auto-involve verso il basso.
Mutuando la nozione teologica, secondo cui il bene è “diffusivum sui”, potremmo affermare che anche il degrado è auto diffusivo, si propaga da sé, così come il male e la violenza.
Da un semplice vetro rotto di un edificio dismesso e imbrattato, si può passare all’indifferenza dei comportamenti antisociali negli spazi pubblici, nelle strade pubbliche e giungere, infine, all’isolamento delle zone considerate pericolose e al successivo abbandono, in modo tale da favorire potenzialmente l’insediamento di attività criminali.
Fatte le dovute proporzioni tra le metropoli ed i piccoli centri abitati, è indubbio che condizioni di degrado e di abbandono hanno un effetto psicologico, influendo sulla percezione della sicurezza dei singoli individui.
L’approccio della teoria è basato sulla convinzione che quanto più un territorio è sottoposto a semplici comportamenti devianti, ad atti di inciviltà, tanto più ci sono elevate probabilità che si verifichino atti criminali più gravi.
Esperimenti di psicologia sociale hanno più volte corroborato questa teoria. Lasciate due automobili identiche, stessa marca, modello e colore abbandonate in strada, una nel Bronx, zona povera e conflittuale di New York, l’altra a Palo Alto, zona ricca e tranquilla della California, l’auto nel Bronx cominciò ad essere smantellata in poche ore, dalle ruote al motore, dagli specchi ai sedili: tutto quanto poteva essere asportato venne rubato; ciò che non era utilizzabile fu distrutto. Al contrario l’automobile abbandonata a Palo Alto rimase intatta.
Ma una settimana dopo bastò rompere un vetro alla vettura di Palo Alto che si assistette alla stessa dinamica di vandalismo registrato nel Bronx: furto, violenza e vandalismo ridussero il veicolo nello stesso stato di quello abbandonato nel quartiere malfamato di New York.
Esperimenti simili si sono ripetuti negli anni, anche di recente, suscitando attenzione negli ambienti di studio della criminologia. Una serie di esperimenti sociali controllati hanno inteso verificare se l’effetto del disordine esistente, la presenza di rifiuti, l’imbrattamento da graffiti, potesse aumentare l’incidenza di fenomeni criminali quali furti, degrado aggiuntivo o altri comportamenti antisociali. Il primo luogo di controllo era mantenuto ordinato, pulito, libero da graffiti, finestre rotte. ecc. Nella seconda fase, lo stesso luogo veniva trasformato in modo da farlo sembrare di proposito in balia dell’incuria e fuori ogni controllo: sono state rotte le finestre degli edifici, le pareti imbrattate con graffiti, ed accumulata sporcizia. I ricercatori hanno segretamente controllato i luoghi, osservando come le persone si comportavano in modo diverso quando l’ambiente era stato appositamente reso disordinato.
Più google per tutti? Internet contro libro?
Pensare, come ritengono in molti, che l’era della comunicazione digitale abbia reso obsoleta l’esistenza delle biblioteche è completamente errato, fuorviante.
L’informazione resa immediatamente disponibile dai mezzi di comunicazione elettronici, dai computer, dalle reti telematiche, dai dispositivi di comunicazione mobile, dalle infinite applicazioni futuristiche che il progresso tecnologico ci riserva, ha spesso solo l’effetto di creare un surriscaldamento cognitivo, nel quale è ormai spesso difficile distinguere la fonte attendibile, il vero dal falso ed avere l’affidabilità, il deposito sicuro e la certezza della conoscenza.
Il mondo di internet è spesso solo informazione. Lo spiegava perfettamente Giuseppe Caponio, dirigente scolastico della scuola media Netti-Don Giovanni Bosco di Santeramo in una intervista su di un quotidiano locale: <<Ritengo che internet non sostituirà mai una biblioteca perché con i libri ci si forma, con internet ci si informa. La biblioteca è luogo adatto a custodire il patrimonio culturale materiale oltre che immateriale della nostra città>>.
Si possono forse imparare su Wikipedia i concetti di libertà e di uguaglianza? Oppure ha più efficacia leggere le biografie di Nelson Mandela, condividendo in un gruppo di discussione le proprie riflessioni, scambiando opinioni, ragionando a partire dai classici del pensiero politico?
Voler trasformare il mondo richiede di per sé il coraggio e la forza che solo grandi ideali utopistici sanno dare. Credere di farlo contando solo su Twitter e Facebook sembra una ingenuità davvero grave.
Quale idea di città
Il divario tra Nord e Sud Italia non si manifesta solo in campo economico, ma anche in quello dei servizi, dell’assistenza sanitaria e della cultura.
Basti solo pensare al divario tra i tassi di abbandono scolastico e non ultimo al numero di biblioteche disponibili per numero di abitanti: in Puglia, per fare un esempio, ci sono solo 676 biblioteche per oltre 4 milioni di cittadini, ovvero la metà dell’Emilia Romagna che ha una popolazione di poco superiore.
Ci vorrebbe Monaldo Leopardi come sindaco di molti comuni del nostro sud, oppure, forse, basterebbe che i nostri amministratori, almeno una volta nella vita, compissero un pellegrinaggio a Recanati in casa Leopardi e contemplassero la straordinaria biblioteca, oltre 20.000 volumi - era il 1800 - che ha alimentato la formazione del meraviglioso Poeta d’Italia.
Eppure non mancano segnali di incoraggiamento: vanno moltiplicandosi occasioni di socializzazione create dal libro e dalle biblioteche. C’è chi ha inventato e diffonde l’amore per i libri attraverso il Bibliomotocarro, l’Apecar attrezzata per il trasporto di un’intera biblioteca per raggiungere anche i piccoli centri dell’entroterra lucano; c’è anche chi invece ha realizzato che, per socializzare all’interno di grandi complessi abitativi, era sufficiente attrezzare una piccola stanza per realizzare la biblioteca di condominio.
Non mancano neppure singolari esperienze di bookcrossing, lo scambio gratuito di libri in piccole nicchie attrezzate, come ad esempio i frigobook lasciati in pubblica piazza in una cittadina a pochi chilometri dalla nostra città.
Ma è soprattutto la partecipazione e l’entusiasmo dei ragazzi ad essere segno si speranza e di impegno per il futuro: a me è capitato di vederlo frequentando la biblioteca del comune di Acquaviva delle Fonti dove già nel primo pomeriggio di una comune fredda giornata d’inverno, il registro delle presenze aveva raggiunto quota 66. Tutte le sale piene di gente alle prese con i libri. Ciò che sorprende è la concreta partecipazione dei giovani nella organizzazione della biblioteca stessa: curano il prolungamento dell’orario di apertura, la gestione, il prestito, il ritiro e il riordino dei libri. Una forma ammirevole di cooperazione, di conduzione e controllo del bene comune e di volontariato culturale.
Meno chiara, a volte, può apparire l’idea di città sottesa ad alcune pratiche politiche, o non immediatamente percepibile può risultare la concezione di bene comune contenuta in alcune scelte degli amministratori pubblici.
Forse per questo sarebbe opportuno ed auspicabile da parte dei nostri delegati al governo della cosa pubblica un ulteriore sforzo per comunicare e partecipare alla comunità alcune decisioni, chiarendone i criteri adottati, magari assumendo anche il coraggio di sospendere alcuni atti amministrativi. Convocare un’assemblea pubblica ed invitare la cittadinanza attiva ed interessata, almeno per sondare la disponibilità di volontari alla co-gestione o solo anche per ascoltare proposte dal basso, sarebbe un atto di sana pratica democratica e di maggiore trasparenza.
Amaro risulterebbe dare ragione alle parole di Leonardo Sciascia:
<<Ci si arrovella tanto sul pensiero di certi politici.
Credo che ad un certo punto dovremmo fare la semplicistica operazione di dire che non pensano>>.
Vittorio Dinielli
Santeramo in Colle (Bari), Cinema Teatro Opera Nazionale Dopolavoro. Cartolina del ‘900.
L’acronimo ENAL indica L’Ente Nazionale Assistenza Lavoratori.
L’ENAL è stato un ente pubblico dopolavoristico, nato nel 1945 in sostituzione dell’Opera Nazionale del Dopolavoro (O.N.D.), creata dal regime fascista.
L’ENAL fu soppresso con l’istituzione delle Unità Sanitarie Locali, nel 1978.
La struttura dell’ex Enal di Santeramo è stata interessata da un progetto di riqualificazione, destinatario di finanziamenti dell’importo complessivo di 1.380.682,00 euro (unmilionetrecentoottantamilaseicentoottantadue).
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