Autoeditoria

Pratiche di editoria autoprodotta 
Due esperienze che hanno ispirato la mia attività. 

Paolo Cabrini, Pratiche dello Yajè, fanzina.


Una chiamata vocazionale alla pratica autoeditoriale, così si potrebbe riassumere il messaggio nell'originale fanzina di Paolo Cabrini (Firenze, 1967). 
Stampatore mobile, con pregresse esperienze all'estero di tipografo e xilografista,  con la sua sterminata produzione di manifesti, volantini, cartoline e micropubblicazioni autoprodotte, incarna un modello vivace di animatore culturale e di artista.
Divulgatore della tecnica di stampa, finalizzata alla promozione dell'autoespressione, Paolo è diventato  un vero missionario dell'arte tipografica e della xilografia, un vero maestro della divulgazione del messaggio sociale e politico, attraverso il più classico dei media, la carta stampata.

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Di rilevanza nazionale, poi, è stata l'esperienza editoriale di Giuseppe D'Ambrosio Angelillo (Acquaviva delle Fonti, 1956 - Milano, 2017).

Fare e facendo farsi”.

Il motto di J. P. Sartre è stato per Giuseppe D’Ambrosio Angelillo motivo ispiratore, principio attivo, motore ideale del pensiero e del suo lavoro.

Ne è prova concreta della sua applicazione la quarantennale esperienza editoriale realizzata sotto il nome Acquaviva.

Quello che ogni uomo fa è quanto determina il suo essere: l’espressione del filosofo francese diventa una verità metafisica e morale, in grado di superare le contraddizioni del divenire nella sua inspiegabile problematicità.

Come già affermava Aristotele nella sua Etica nicomachea, nessuna virtù morale nasce in noi per natura, ma è facendo il bene che si diventa buoni, compiendo atti giusti si diventa giusti, coraggiosi con atti coraggiosi, temperanti con atti temperanti: la virtù etica si acquisisce compiendo atti etici: il bene, infatti, non è una mera conoscenza intellettualistica, così come anche non possiamo limitarci a definire il male come la non conoscenza del bene.

Acquisiamo le virtù perché le abbiamo esercitate in precedenza, come avviene anche nel caso delle arti.

Quello che si deve fare quando si è appreso, facendolo, lo impariamo.

Un impianto teorico così fondato pone le basi per un progetto esistenziale, nel quale anche la poesia si configura come un fatto etico, diventando esercizio ed espressione della propria libertà, della costruzione di sé, del proprio essere al mondo.

Non possiamo separare la figura di Giuseppe D’Ambrosio Angelillo dal mondo della filosofia, perché in prima battuta dobbiamo riconoscere la sua natura di filosofo, indagatore dell’animo umano, sia nell’abisso sconfinato dei sentimenti, che nella vita degli uomini alle prese con la loro condizione subalterna, delle classi sociali umili, dei contadini del meridione, come degli operai della submodernità metropolitana del nord industriale, degli uomini dai sogni infranti e degli sconfitti della storia.

La produzione letteraria di Giuseppe D’Ambrosio Angelillo, come tutta la sua esistenza, insieme alla sua attività editoriale, è stata esercizio libero della propria autodeterminazione.

Pioniere in Italia della autoproduzione libraria, delle prime forme di autopubblicazione, è riuscito non solo a coprire un arco di tempo di oltre quarant’anni di attività, ma soprattutto a dare a tantissimi autori la possibilità di pubblicare la propria opera, offrendo loro una reale possibilità di espressione, senza operare censure, senza mai limitare o modellare a proprio piacimento la libertà espressiva degli autori.

Non posso nascondere la mia emozione di quando mi sono ritrovato tra le mani le sue prime opere realizzate interamente in maniera artigianale con l’ausilio della più semplice tecnologia del tempo, del ciclostile, delle fotocopie, delle pagine ritagliate a mano e dei primi tentativi di rilegatura manuale.

Quaderni di poesie, manoscritti di racconti e romanzi, fino alle prime opere a stampa nei piccoli laboratori tipografici del circondario.

Il bisogno di narrare non è mai venuto meno. Quando iniziava ad autopubblicare le sue prime opere, non avendo la disponibilità una casa editrice, pensò di battezzare le sue pubblicazioni con il nome della città nella quale la sua avventura era iniziata, la sua città di origine, Acquaviva delle Fonti.

Fu così, come lui stesso sorridendo raccontava, che un’intera comunità cittadina ebbe l’onore di diventare editore. Fu così che tutti i contadini poveri della sua città d’improvviso si ritrovarono ad essere protagonisti di racconti ed editori a loro insaputa.

Raccogliere questa eredità è motivo di orgoglio!

La vita di un uomo della nostra terra e del nostro tempo, che ha seguito sin da giovanissimo una vocazione alla poesia, un’esistenza spesa interamente con una penna fra le dita, consumata dal bisogno di comunicare, di raccontare, di trasmettere il proprio bagaglio di vita, testimonia ancora oggi, a dispetto del tempo che sempre più ci allontana dal suo essere nel mondo, la bontà della sua esistenza, della sua opera, della sua eredità.

Con questi sentimenti, con lo scopo di voler rendere omaggio alla sua figura, ha preso vita la terza edizione del premio di poesia e narrativa “Acquaviva”, grazie alla partecipazione dei numerosi autori, poeti e narratori, appassionati difensori della lingua dei padri, che hanno voluto far dono alla comunità delle proprie opere e della loro generosa produzione.

Le pagine dei quaderni pubblicati ne sono una testimonianza.

È ancora possibile costruire con la parola un mondo nuovo.

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Ho sperimentato per hobby negli anni passati alcune tecniche di legatura dei fogli sparsi.
Tra queste ne ho messo a punto una mia personale. Prova e riprova con pennello carta e colla, il risultato ottenuto è che anche se in sue si cerca di dividerlo a metà tirando con forza metà da una parte e metà dall'altra, il libro non si rompe, la rilegatura tiene.
Ho osservato il funzionamento delle brossuratrici automatiche e ho cercato di riprodurne il funzionamento manualmente. Mi sono poi attrezzato con una piccola cordonatrice manuale e con un tagliacarte, modello Ideal 36, anni '80, trovato sul mercato dell' usato. E' sdentato in due punti: il taglio lascia un dente sulla carta, segno inconfondibile della scheggiatura sul filo della lama.
Il mio laboratorio è un sottotetto grezzo spiovente, caldo d'estate e freddo d'inverno; due metri per quattro di spazio in cui si riesce a stare in piedi senza toccare i mattoni forati con la testa.
Guardo e mi rigiro fra le mani i primi prototipi di quadernetti rilegati.
Un amico, incuriosito guardando la scena, ironizza: "e adesso cosa pensi di fare, l'editore?".
No. Quello che ho pensato è una cosa molto più semplice.
Ho proposto ad una associazione di Acquaviva di avventurarsi con me in un esperimento sociale di piccola editoria, finalizzato all'autopromozione degli autori, attraverso l'organizzazione di presentazioni  delle opere stampate, quale occasione per l'autore di esprimersi pubblicamente, incontrando i lettori e gli ascoltatori.
Piccole tirature, stampate in casa e rilegate a mano, di cinquanta o cento copie. Poche sì, certo. In fondo anche la prima raccolta di poesie di Ungaretti, scritte su foglietti volanti ed improbabili supporti nelle trincee, vennero poi stampate in appena ottanta copie.
E' il 2019: nasce L'incontro Edizioni-Acquaviva, un'esperienza editoriale di prossimità, una piccola casa editrice di comunità, espressione dell'attività associativa dell'Associazione L'incontro-odv di Acquaviva delle Fonti.

Vittorio Dinielli

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